Fiat 127 Rustica

24 settembre 2013

Inizio subito con un’ammissione di colpa (responsabilità oggettiva): mio padre l’ha posseduta, anche se solo per sei mesi.

Se negli anni ottanta la bruttezza automobilistica per antonomasia era rappresentata dalla Fiat Duna, qualche anno prima si dileggiava i possessori della Fiat 127 Rustica.

Tuttavia, quello che può sembrare un grosso passo falso era, almeno sulla carta, un’abile operazione di marketing, così come quella che poteva apparire un’auto brutta (ed indubbiamente lo era!) era, in realtà, una valida ed economica alternativa ad un mezzo fuoristrada, seppure per percorsi poco impegnativi.

Infatti, in Brasile la 127 (macchina che all’inizio del decennio aveva rivoluzionato i canoni estetici del segmento automobilistico medio) era venduta come 147 ed era dotata di sospensioni e scocca rinforzata, a causa delle strade alquanto dissestate.

Perché allora non venderla anche in Italia presentandola come un mezzo adatto anche al modesto fuoristrada?

Ecco quindi che le viene applicato un paraurti tubolare in metallo e delle griglie parasassi a protezione dei fanali. A conferirle un aspetto essenziale la mascherina verniciata in nero, il deprimente unico colore disponibile beige e gli interni spartani, gli stessi che un anno dopo saranno adottati sulla Panda 30. La capacità del serbatoio del carburante viene aumentata.

La velocità, complice anche la rapportatura corta del cambio, diminuisce a 135 km/h.

Unico optional disponibile: un orribile portapacchi tubolare.

Ironicamente viene assemblata negli stabilimenti Lamborghini.

L’accoglienza è tiepida: venduta a 4.637.400 £ (attuali 12.800 €) esce di produzione dopo circa un anno e mezzo. Era comunque prevedibile considerato che in Italia le versioni “povere” non hanno mai fatto presa dato che l’automobile ha sempre rappresentato uno status symbol, il più attendibile indicatore della situazione economica del proprietario (lo stesso accadde con la Vespa U, che stava per utilitaria, o con le versioni base della Lambretta o della Fiat 500).

Quella di mio padre, come se non bastasse, puzzava (ma forse era un’abile strategia commerciale coerente con la rusticità del progetto…)

Se doveste incappare in un esemplare conservato (attenzione: deve essere completo di paraurti e griglie di protezione) a poco prezzo non fatevelo scappare: ne sono state prodotte solo 5.000 e penso che pochi, dal 1979 ad oggi, non le abbiano rottamate per sostituirle con un’auto “normale”.



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