Benelli 125 2C

1 ottobre 2014
Una delle moto più belle degli anni settanta fu sicuramente la Benelli 2C, declinata nelle versioni 125 (vendutissima) e 250.

In un periodo nel quale le moto italiane, specialmente nella cilindrata del quarto di litro, non erano che la riproposizione aggiornata esteticamente di meccaniche vecchie di dieci anni (la "Benellina" entrò in produzione nel 1972) essa rappresentò una delle poche alternative allo strapotere tecnico giapponese: impostazione moderna, brillanti prestazioni, mancanza di vibrazioni.
E poi era bellissima (con il suo serbatoio bicolore e gli eleganti accostamenti cromatici) e, novità per un’italiana, ottimamente rifinita.
I comandi erano di ottima qualità e ben disposti, la sella ampia ed imbottita a materiale di assorbimento differenziato (un pratico meccanismo le consentiva di alzarsi, tramite una levetta per accedere all’ampio vano sottostante) e la strumentazione precisa e da maximoto (non a caso la Benelli la montava anche sulla 650 Tornado).
Una 125 con ciclistica e freni nati per reggere anche le prestazioni della versione 250 e con materiali e rifiniture da condividere con la sorella più grande: inevitabile che fosse qualitativamente superiore alla concorrenza (almeno quella europea).
Tuttavia non c’è rosa senza spine. Lo scotto da pagare per tutti questi pregi era l’assenza del miscelatore automatico (ma negli anni settanta non era assolutamente necessario: ogni distributore aveva la sua colonnina per la miscela) ed  il consumo elevato (per un 125).
Prezzo nel 1973: 420.000 £  pari (circa 3.000 € odierni).



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