Il Commodore 64

5 ottobre 2013
Sembra ieri quel giorno...
in cui mio padre,
ce lo portò in casa, nel disappunto generale, in sostituzione del Vic 20,  regalatoci una settimana prima.
Lui, da sempre attratto dall’informatica (il suo primo lavoro, agli inizi degli anni settanta, consisteva nell'elaborare diagrammi di flusso dai quali programmatori avrebbero tratto istruzioni che, trasformate in schede perforate sarebbero state inserite in computer grandi quanto una stanza intera), era più emozionato di noi.

Questo è  migliore ed ha molta più memoria” – frase incomprensibile, all’epoca, per me e mio fratello.
Imballò il compianto Vic 20, che non avremmo più rivisto (si era accordato per la restituzione più il versamento della differenza di prezzo, circa 700.000 £) e cominciò a scartare la nuova confezione.
A noi appariva esattamente uguale all’altro, solo di diverso colore.
L’unica differenza che rilevavamo era la totale assenza di giochi dedicati e l’impossibilità di utilizzare le tre cartucce (o cartridge come indicato sulla confezione) che avevamo precedentemente comprato: Lunar Lander, Radar Rat Race ed un clone di pac-man di cui non ricordo il nome, non compatibili con la nuova macchina.
Vedrete quanti ne usciranno di giochi!”  - profetizzò cercando di tranquillizzarci.
Passammo i successivi sei mesi ad inveirgli contro e a trascorrere i nostri pomeriggi digitando listati da centinaia di noiose istruzioni (che trovavamo su riviste come "Commodore club") nella speranza di vedere premiato il nostro lavoro con una pallina rimbalzante sullo schermo, invidiando quei nostri amici con genitori meno attenti alle novità tecnologiche che avevano ancora il loro amato Vic.
Poi, verso la fine del 1983 avvenne l'impensabile.
Il successo di vendite del computer in Europa (soprattutto Germania) ed America aveva invertito la tendenza: ogni bambino, per Natale, avrebbe voluto ricevere il Commodore 64 (alla considerevole cifra di oltre 900.000 £) e giocare ad International Soccer, Jumpman Jr., Aztec Challenge, Forbidden Forest, One on one e Hunchback.  

Già nel 1984 non esisteva titolo di gioco che non venisse proposto anche nella versione per il Commodore 64.
Come se non bastasse, le normative a protezione del diritto d’autore non proteggevano ancora adeguatamente le creazioni informatiche: alcune intraprendenti case editoriali, semplicemente cambiando il nome ai titoli dei giochi più venduti, mensilmente li proponevano in edicola in raccolte a 9.900 £, senza pagare alcuna licenza. Che pacchia!
Commando, Cobra, Rambo II, Cauldron, Impossible mission, Spy vs Spy, International karate, Zorro e Bruce Lee, nascosti dietro insospettabili nomi alternativi, entrarono a far parte stabilmente delle ludoteche di ogni felice possessore del CBM64. 

Se consideriamo che il supporto di registrazione era una semplice cassetta magnetica, quindi facilmente duplicabile mediante un registratore a doppia piastra (o collegando tramite interfaccia due registratori utilizzati per il Commodore), possiamo renderci conto di cosa possa aver rappresentato quel periodo, ed il Commodore 64, per un ragazzino appassionato di videogiochi.
Possiamo anche comprendere come il computer a forma di biscotto sia stato il più venduto della storia e quanto abbia influenzato il progresso informatico e tecnologico dei decenni successivi.
Probabilmente, senza il Commodore 64 le nostre conoscenze informatiche sarebbero indietro di lustri: se oggi non esiste casa che non abbia un computer lo si deve a lui ed alle altre pioneristiche macchine (come il Vic 20 o il Sinclair ZX Spectrum) che con i loro pochi kbites di memoria hanno creato la categoria degli home computers, aprendo di fatto le porte all’alfabetizzazione informatica.

Tuttavia, l’utilizzo di questi primi computers era ben diverso dall’attuale e presupponeva una conoscenza piena delle caratteristiche della macchina e del linguaggio che la governava.
Mentre oggi “usare il computer” significa conoscere gli applicativi installati sullo stesso (attraverso icone e menu vari), all’epoca occorreva conoscere il linguaggio Basic o addirittura il linguaggio macchina anche per operazioni semplici quali calcoli matematici oppure la modifica del colore dello schermo o di un carattere.
Soltanto per caricare un gioco occorreva digitare istruzioni (prima LOAD, poi RUN), posizionare la cassetta in corrispondenza della registrazione dello stesso e, spesso, regolare la testina (cd. azimuth) del registratore dedicato (cd. datassette) allineandola con il nastro magnetico, pena errori nel caricamento (LOAD ERROR).
Per sfruttare questa macchinetta e trarne ciò che poteva dare (che era tantissimo!), era necessario conoscere ogni sua potenzialità, sia fisica che informatica, ed è incredibile vedere ciò che i programmatori del tempo siano riusciti a sviluppare con i suoi pochi kbites.
Oggi tutti sanno mettere mano su un computer (“usare” è già un concetto più impegnativo) ma pochissimi riescono a sfruttarne anche solo la metà delle sue capacità.
Le moderne macchine hanno processori e  memoria enormemente superiori a quelle realmente utilizzabili e vengono scelte esclusivamente per la propria velocità di elaborazione piuttosto che per le potenzialità di utilizzo: sembra che nessuno possa più permettersi il privilegio dell’attesa, come si faceva una volta aspettando il caricamento di un gioco sul Commodore 64.

L’importante è che riesca ad immagazzinare i film, mp3, mp4, ecc. e che lo faccia nel più breve tempo possibile.
L'inserimento dati non avviene più direttamente nel linguaggio della macchina o in un linguaggio intermedio decodificatore (come era il Basic) bensì in maniera mediata mediante un software intuitivo che utilizza dei menu o delle icone.
Tutto è molto più semplice, anche se intellettualmente meno stimolante.

Forse è giusto così: il progresso è realmente tale solo se fruibile da tutti e nella maniera più immediata.
È bene che il computer non sia uno strumento tecnico per pochi iniziati ma rappresenti un patrimonio di conoscenze comune, anche se poco approfondite.

Tuttavia l'esperienza insegna che il passaggio da un utilizzo “attivo” di un bene tecnologico ad una fruizione “passiva” impigrisce. E' lo stesso meccanismo per il quale non ci si gode più la visione di un film nelle sale del cinema ma si preferisce il televisore di casa, tra una portata e l'altra, tra uno stacco pubblicitario ed il successivo, oppure non si assapora l'ascolto di un cd o lp tramite un impianto ad alta fedeltà, preferendo l'imperfezione degli mp3 in cuffia mentre si fa footing o si sfoglia un giornale...
Sbagliamo a considerare il computer come un semplice elettrodomestico, dimenticandoci le infinite sue possibilità di utilizzo. Come quando eravamo ragazzini e non passava giorno senza che scoprissimo qualcosa di nuovo del nostro Commodore 64.
Sembra ieri quel giorno...
e son passati trent’anni.



Commodore Vic 20 e 64 imballo esterno e contenuto (mia collezione)


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