La Fiat Ritmo

21 settembre 2013

Durante il decennio degli anni settanta possiamo assistere al passaggio dalle cromature di paraurti, maniglie e profili presenti sui modelli dei primi anni, retaggio dei canoni imperanti nel decennio precedente, alla profusione di materiali plastici, sia per elementi della carrozzeria che per gli interni, dei modelli degli ultimi anni, che anticipano gli standard degli anni ottanta.

Se c’è un auto che rappresenti ufficialmente il nuovo corso (e la fine dei settanta) è sicuramente la Fiat Ritmo (in particolare la prima serie, quella con i due fanali circolari), con la sua futuristica catena di montaggio robotizzata.

Nata nel 1978 per contrastare il successo della Volkswagen Golf nel settore di competenze (cosiddetto segmento C), fu la prima auto Fiat ad avere un nome “vero” anziché un numero.

La sua linea rappresentava un elemento di rottura rispetto a quanto precedentemente proposto dalla casa: le 127, 128, 131 invecchiarono di colpo al suo confronto.

Si caratterizzava per avere i grossi paraurti in materiale plastico integrati con i fari (come, ad esempio, la Renault 5). Anche la plancia strumenti era in plastica.

Tutto sembrava moderno anche se apparentemente più freddo e meno robusto (impressioni smentite dagli ottimi risultati dei crash test).

La versione base (60 L) costava 4.400.000 £ (attuali 14.000 €).

Nel 1980 uscì la versione diesel, quasi a sancire ufficialmente l’ingresso in un’altra era (costo 6.915.000 £, attuali 15.800 €).

Fu esportata anche nel mercato americano con il nome di "Strada" nel quale, però, fu penalizzata dall'aspetto ridicolo datole da un paraurti sporgente inserito su quello integrato in dotazione, a causa delle severe norme per le omologazioni americane. 

Le quotazioni attuali sono ai minimi perché più che auto storica la si considera semplicemente “vecchia” (parliamo di cifre quasi simboliche, come 500 €).

Tuttavia se si desidera una vettura d’epoca ma di concezione moderna (per robustezza, linea, affidabilità, abitabilità, versatilità) potrebbe rappresentare un’ottima soluzione a poco prezzo, soprattutto la prima serie, assai più rara.

È pur sempre un pezzo di storia automobilistica italiana.



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