L'invasione giapponese

1 ottobre 2013

Negli anni settanta l’Italia si accorge che la nuova frontiera non è più l’America ma il Giappone.
Nei primi anni del decennio i giovani ammirano desiderosi le scintillanti e velocissime pluricilindriche del Sol Levante, avanti anni luce per prestazioni, linea e finiture a quanto l’industria motociclistica nazionale poteva al momento proporre.
I loro figli, quasi dieci anni dopo, saranno protagonisti della seconda invasione nipponica, quella riguardante l’animazione (cd. anime), che farà invecchiare di colpo i precedenti cartoni americani, da allora considerati infantili e ripetitivi.
L’invasione iniziò in sordina: arrivarono prima delle coproduzioni, al fine di penetrare con più facilità nel mercato nazionale con storie nelle quali i bambini italiani avrebbero potuto immedesimarsi: Vicky il vichingo (trasmesso in Italia dal 4 maggio 1976 su Rete 1) e Barbapapà (dal 14 febbraio 1978 su Rete 2).
Ma l’attacco finale fu sferrato il 4 aprile 1978: Si trasforma in un razzo missile, con circuiti di mille valvole, tra le stelle sprinta e va……….
Dopo nulla fu più come prima!


Atlas Ufo Robot

(Ufo Robot Grendizer)

1975, Toei Animation, 74 episodi (in Italia divisi in tre serie).

Prima trasmissione in Italia: 4 aprile 1978, Rete 2, ore 19.00 circa (il contenitore nel quale era inserito era “Buonasera con… Superman e Atlas Ufo Robot”, alle ore 18.45, presentato da Maria Giovanna Elmi).

Gli episodi della seconda serie vennero trasmessi a dicembre 1978 in Buonasera con… il quartetto Cetra (Rete 2, ore 19.15) mentre quelli della terza serie a dicembre 1979 in Buonasera con… Peppino De Filippo e Supergoldrake. 

Il 6 gennaio 1980 verrà messa in onda l’ultima puntata (che precederà di poco l’inizio della programmazione, su Rete 1, della serie di Mazinga Z).

Goldrake riapparirà brevemente nel 1984 per una ultima serie di repliche da luglio a settembre, all’interno del programma contenitore Questestate, per poi diventare invisibile in Rai (alcune emittenti locali trasmetteranno la serie tra la fine degli anni ottanta e gli inizi dei novanta).

Parlare di questo anime è assolutamente inutile perchè non si direbbe mai abbastanza. Decine di siti ne hanno esaurientemente analizzato trama, personaggi, armi e soprattutto il devastante impatto che ebbe nella società italiana della fine degli anni settanta. 

Ogni bambino dell'epoca è debitore nei confronti di Actarus e compagni (come i fratelli maggiori lo sono nei confronti di Fonzie).

Elenco di seguito le armi a disposizione del robot, la cui conoscenza potrà rivelarsi preziosa in goliardiche riunioni tra nostalgici amici o per spaventare il vostro odioso capo ufficio: Alabarda spaziale, Lame rotanti, Doppio maglio perforante, Raggi disintegratori, Tuono spaziale, Raggio antigravità, Pioggia di fuoco, Boomerang elettronici e Missili perforanti (in assoluto l’arma meno efficace, difatti usata sporadicamente e quasi esclusivamente contro i minidischi).

Non sfoggiate tali conoscenze per far colpo sul gentil sesso perché è appurato che tale tipo di approccio risulti controproducente.

Kimba, il leone bianco 

(Janguru Taitei, L’imperatore della jungla) 

1965, Mushi Production, 52 episodi.
Trasmesso in Italia dal 1978 sulle emittenti private.
In Giappone è stato il terzo cartone animato a colori ma il primo ad avere successo (prima del 1965 i cartoni giapponesi venivano prodotti in bianco e nero; solo dal 1969 tutte le produzioni saranno a colori). E' stato anche il primo con protagonisti animali parlanti.
La maggior parte delle serie del Sol Levante si compone di 36 o 52 episodi in quanto in Giappone esse erano trasmesse settimanalmente (e non quotidianamente, come avvenne da noi in Italia), e quindi la loro programmazione doveva durare un semestre o un anno.
Mazinga Z

(Mazinger Z)

1972, Toei Animation, 92 episodi, trasmesso in Italia dal 21 gennaio 1980, Rete 1, ore 17.30 (inserito nel programma “3, 2, 1… contatto”).

Con il termine Mazinsaga si intende la saga creata da Go Nagai composta da tre serie diverse ma aventi una relazione tra loro rappresentata dal personaggio di Koji Kabuto, rispettivamente pilota di Mazinga Z nell'omonima serie ed in quella del Grande Mazinga (al termine della quale rientra per aiutarne il pilota, Tetsuya Tsurugi, nella battaglia finale) ed amico di Actarus nonché pilota del disco volante TFO in Atlas Ufo Robot.

Tuttavia in Italia le serie arrivarono in ordine inverso: Atlas Ufo Robot (serie creata nel 1975) arrivò nell'aprile 1978, Il Grande Mazinga (serie del 1974) nel dicembre 1979 ed infine Mazinga Z (serie del 1972) il gennaio 1980.

Conseguentemente i doppiatori italiani, non conoscendo le relazioni ed interconnessioni tra le serie, chiamarono Kojii Alcor in "Atlas Ufo Robot" e Ryo in "Mazinga Z"; in tal modo noi, che da piccoli abbiamo seguito tutte le tre serie, solo in età adulta abbiamo capito perchè in alcuni fotogrammi della serie si intravede Mazinga o perchè Boss, Nuke e Mucha (amici di Kojii/Ryo in Mazinga Z) facciano visita a Kojii/Alcor per festeggiare il Capodanno in "Atlas Ufo Robot".

Heidi, la bambina delle Alpi

(Arupusu no shojo Heidi)

1974, Zuiyo Eizo, 52 puntate, trasmesso in Italia dal 7 febbraio 1978, ore 17.05, Rete 1 (nelle giornate del martedì, mercoledì e giovedì).

Essendo la prima serie animata giapponese basata su un romanzo di una scrittrice europea, e quindi priva di riferimenti diretti alla cultura giapponese, ottenne, a differenza delle serie robotiche, l’unanime approvazione dei genitori e dell’opinione pubblica.

La voce italiana di Heidi è di Francesca Guadagno, la piccola protagonista di “Piange il telefono” (1975).

I caratteri dei personaggi sono tagliati con l’accetta e c’è tutto quanto lo stereotipo suggerisca: la ragazzina spigliata ed entusiasta di tutto sebbene non abbia niente, la ragazzina che ha tutto ma è costretta sulla sedia a rotelle, il ragazzino simpatico e maldestro, il nonno burbero ma in realtà buono, la precettrice severa destinata ad essere smentita, il cameriere dall’animo nobile, il nobile democratico, ecc.

È un po’ come vedere le ricostruzioni storiche attraverso i film della principessa Sissi.

Perché allora tutti lo vedevamo? Forse perché in fondo anche noi siamo buoni e ci illudiamo che ci sia sempre un lieto fine per tutto.

È lo stesso motivo per il quale, affinché si respiri appieno l’atmosfera natalizia, occorre, oltre all’albero di natale, il camino, la neve, anche che in tv trasmettano (come ogni anno) “La vita è meravigliosa” e “Willy Wonka e la fabbrica del cioccolato” (quello del 1971 però). 
Astro Robot contatto Y

(Blocker Gundam IV machine blaster)
1976, Nippon Animation, 38 episodi, trasmesso in Italia dall’1 settembre 1980, Rete 2, ore 19.10.
Bem il mostro umano

Può un cartone animato horror (il primo in assoluto) rivelarsi anche poetico?

La risposta sarebbe scontata per coloro che non conoscono questo anime del 1968, che racconta la storia di tre “mostri” (solo nell’aspetto esteriore), nati dalla follia umana attraverso un esperimento genetico e dall’uomo stesso rifiutati e perseguiti a causa della loro diversità, malgrado la profonda umanità dei propri propositi e comportamenti.

Bem, Bero e Bera sono dei puri che si illudono che le loro buone azioni gli consentano di essere finalmente accettati. Il pregiudizio, invece, è duro a morire e preferiranno l’estremo sacrificio anziché combattere i loro stessi creatori.

La crudezza delle immagini, le atmosfere cupe e le tematiche dei singoli episodi (effettivamente truculenti: ricordo un episodio in cui uno scultore famoso per le sue statue raccapriccianti le creava immergendo direttamente nella cera delle persone vive) attirarono contro il cartone animato vibrate proteste. Tuttavia occorre ricordare che in Giappone nacque come anime per adulti e, come tale, veniva programmato in orari adatti. In Italia venne, invece, proposto nel primo pomeriggio.

Va ricordato, inoltre, per la suggestiva colonna sonora originale jazz e per la non meno inquietante sigla italiana splatter cantata da Nico Fidenco, che passò dal sussurrare “ti voglio cullare posandoti su un’onda del mare” (dalla sua canzone più famosa, peraltro del 1968, anno di nascita di questo anime) a “s’ode un passo strascicato, s’ode un colpo di martello, scende a terra l’impiccato, dove tocca fa un macello”.
Bia, la sfida della magia/Meg, la strega

(Majokko Megu-chan)
1974, Toei Animation, 72 episodi. .
Trasmesso in Italia nel marzo 1981 su Rete 2.

Il successo di telefilms come Vita da strega e Strega per amore ebbero particolare influenza anche in Oriente, dando il via al filone degli anime dedicati alle streghette, iniziato (almeno in Italia) con Sally la maga nel 1966.

A differenza delle maghette precedenti Bia non è una bambina ma una ragazza e l’anime cerca di suscitare l’interesse del pubblico adolescenziale maschile ritraendola spesso poco vestita o in situazioni piccanti.

La voce italiana (Cinzia De Carolis) è la stessa di Lady Oscar.

In origine il nome della protagonista era Meg e non Bia (così chiamata solo in Italia).

Celebre la sigla italiana con il gioco di parole sul titolo della serie. A dimostrazione della superiore capacità mnemonica dei bambini provate ad insegnare ad un adulto la seguente frase: Bi-a/bi-e-ba-be/bi-e-i-ba-be-bi/bi-e-o-ba-be-bi-bo/bi-e-u-bu-ba-be-bi-bo-bu.
Candy Candy 1976, Toei Animation, 115 episodi. Trasmesso in Italia per la prima volta il 3 marzo 1980 (nel circuito delle emittenti locali).
Al confronto la trama di Beautiful sembra una puntata della Pimpa. Tra bambini in orfanotrofi, ricchi viziati, misteriosi zii filantropi, attori belli e dannati, amanti divisi dalla guerra, ragazzine invidiose ed infermiere eroiche solo le bambine che hanno seguito le cento e passa puntate hanno apprezzato la ricchezza di contenuti della trama. Tutti gli altri non ci hanno capito niente.
Capitan Futuro

(Captain Future)
1978, 52 episodi, trasmesso in Italia dal febbraio 1981, ore 17.05, Rete 1.
Si tratta di fantascienza alquanto convenzionale, anche perché i racconti sui quali si basa il personaggio, creati dallo scrittore Edmond Hamilton, furono scritti a metà del secolo scorso.
Capitan Harlock, il pirata dello spazio

 (Uchu kaizoku captain Harlock)
1978, Toei Animation, 52 episodi (1° serie), trasmesso in Italia dal 9 aprile 1979 su Rete 2.
Capitan Harlock non è un semplice cartone animato ma un’opera estremamente complessa, un’epopea fantascientifica che è anche una riflessione filosofica sul difficile equilibrio tra inevitabile progresso tecnologico e conseguente impatto sulle risorse ambientali, sulla miopia della politica intenta solo a debellare il dissenso, sulla rassegnazione del popolo incapace di reagire.
dal 31 dicembre 1980, ore 17.45.

Anche questa serie è alquanto originale: a causa di uno speciale casco il protagonista acquisisce forza e poteri, tra i quali quello di trasformarsi aereo, sottomarino, ecc.

Si, lo so… è una cazzata! A nostra attenuante c’è quella che all’epoca avevamo meno di dieci anni.

Ci sono anche momenti particolarmente piccanti (la segretaria dell’investigatore) e comici (per gli standard umoristici giapponesi, che se avete 8 anni vanno comunque bene).

Stranamente i nemici non sono alieni ma esseri umani, mossi non da sete di conquiste sul nostro pianeta bensì di denaro.

Ci si potrebbe chiedere: ma se ha questi poteri e combatte semplici criminali dov’è la suspence? È un po’ come se Ibrahimovic venisse a giocare nel campetto parrocchiale…

Invoco l’attenuante innanzi detta. 
dal 12 marzo 1979, ore 16.00.
La principessa Sapphire dal 6 ottobre 1980, ore 15.30.

Zaffiro è una principessa ma ha il cuore (animo) di un ragazzo. Per poter salire al trono sin dalla nascita viene considerata ed allevata come fosse un uomo, fino a quando non conosce l’amore.

È la serie che in Giappone ispirò il creatore di Lady Oscar.
Space Robot Questa serie, trasmessa in Italia con il titolo di Space Robot, ha per protagonista il primo robot trasformabile, in base alla combinazione di tre diversi veicoli (e quindi alla collaborazione di tre piloti).
Teckaman dall’8 ottobre 1979, ore 18.35.
Serie robotica anomala per due motivi:

  1. il protagonista si trasforma in un essere superiore in una camera di trasformazione all’interno di un robot (ma poi combatte autonomamente da esso);
  2. si interrompe alla 26a puntata senza che la storia termini, probabilmente a causa degli scarsi ascolti (in Giappone).
Remi/Senza famiglia, tridimensionale

(Rittai anime ienakiko)

1977, Tokio Movie Shinsha, 52 episodi, trasmesso in Italia nel 1979 su Rete 1.
Il primo cartone animato tridimensionale. Tale effetto era dato dalla sovrapposizione di fondali mobili, sebbene alcuni giornali dell’epoca avessero dato in omaggio con la rivista degli inutili occhialini 3D in cartone per gustare appieno la tridimensionalità dell’opera: migliaia di bambini  hanno inutilmente visto questa serie in blu da un occhio e rosso dall’altro.

Le avventure dell’Ape Maia
 (Mitsubachi Maya no boken)
1975, Nippon Animation, 2 serie da 52 episodi ciascuna, trasmessa in Italia dall’aprile 1979, Rete 2.
Anna dai capelli rossi

(Akage no Anne)
1979, Nippon Animation, 50 episodi, trasmesso in Italia nel 1980 da Rete 1.

Anche in questo caso raccontare in breve la complessa trama di questo cartone, fedele trasposizione di un romanzo europeo, sarebbe per me difficile (che, peraltro, non l’ho seguito assiduamente). Probabilmente vostra moglie o ragazza potrà essere più esauriente, avendo riscosso un buon seguito tra il pubblico femminile.

Se penso che le bambine guardavano ‘sto polpettone e leggevano “Piccole donne” mentre noi maschi guardavamo Mazinga e leggevamo Alan Ford!

Che la tesi di mia moglie sulla superiorità intellettuale femminile sin dall’infanzia abbia dei fondamenti?

Famosa la sigla (simile a Rivers of Babylon dei Boney M, successo di due anni prima).
Ryu il ragazzo delle caverne dal 14 maggio 1979, ore 18.05.

Ryu è un ragazzo preistorico, abbandonato in quanto diverso da tutti i componenti della propria tribù per il colore della pelle. Viene cresciuto da una scimmia, uccisa da un terribile Tirannosauro.

Ryu vagherà avendo come obiettivi la vendetta nei confronti del dinosauro e la ricerca della vera madre.

Bellissima la sigla iniziale, cantata da Fogus (lo stesso cantante della sigla di Jeeg Robot d’acciaio).

Molto violento (comprensibile se si considera che trattasi di uomini primitivi che passano la giornata nel tentativo di non farsi sbranare da dinosauri…)
Rocky Joe

Probabilmente la serie sportiva più famosa di sempre in Italia (insieme ad “Holly & Benji”, che però è degli anni ottanta), ed anche la più drammatica.

Famosa la sigla degli Oliver Onions.
Kyashan dal 9 novembre 1980, ore 17.45.
Anime che affronta tematiche più “adulte” di quelle delle altre serie robotiche, con un protagonista che accetta di diventare un androide per combattere il nemico, anch’esso androide, sapendo che si tratta di una situazione irreversibile e subendo la diffidenza degli umani per questa sua nuova condizione. Non ci sono spazi per scene umoristiche o sexy perché tutto è permeato da un pessimismo di fondo verso la tecnologia ed i rapporti umani.
Danguard dal 19 aprile 1979, ore 17.30.

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