I protagonisti e caratteristi del genere poliziottesco

17 settembre 2013
Alcuni di loro hanno caratterizzato il genere, altri hanno semplicemente interpretato ruoli che valgono una carriera; altri ancora, pur restando sconosciuti ai più, rappresentano facce familiari per chi ami il poliziesco all'italiana, avendo partecipato a decine di pellicole e contribuito alla sua affermazione.

A tutti coloro che seguono (ed anche a quelli che ho dimenticato) va il mio ringraziamento.

Tomas Milian Nato nel 1933 a Cuba, studia all’Actor’s Studio e si trasferisce in Italia alla fine degli anni 50. Rappresenta la vera icona del cinema di genere italiano, da lui frequentato in tutte le sue declinazioni: western (La resa dei conti, Tepepa, Vamos a matar companeros), thriller (La vittima designata, Non si sevizia un paperino), poliziesco (Milano odia: la polizia non può sparare; Roma a mano armata; Il cinico, l’infame, il violento) e commedia. Oltre a lavorare con i grandi del cinema di genere (Fulci, Lenzi, Damiani, Martino, Sollima) ha lavorato con i più grandi registi: Bolognini, Zurlini, Chabrol, Antonioni, Bertolucci, Stone, Spielberg, Soderbergh). È stato anche cantante (sua, ad esempio, la canzone dei titoli de “La vittima designata”). Un autentico mito!
Maurizio Merli Icona del poliziesco italiano!
Nato nel 1940, inizia come interprete di fotoromanzi per la rivista Grand Hotel, trova la notorietà interpretando lo sceneggiato "Il Giovane Garibaldi", nel 1974.
L’anno successivo viene scelto per Roma violenta, per la somiglianza fisica con l’allora divo del genere Franco Nero, reduce dal successo di La polizia incrimina, la legge assolve. Nel ruolo del commissario tutto d’un pezzo attraversa tutti gli anni 70, interpretando circa 15 polizieschi fino a quello che unanimemente viene considerato il testamento del genere, Poliziotto solitudine e rabbia.
Morì nel 1989, a soli 49 anni, per infarto durante una partita di tennis.

Enzo G. Castellari Autentico maestro, è stato colui che per primo ha codificato le regole del poliziesco action con La polizia incrimina, la legge assolve. Indiscusso re del cinema d’azione, attraverso espedienti registici poi ripresi da altri (uso del rallenty, montaggio serrato, azione scandita dalla musica) riesce ad imprimere un ritmo adrenalinico ai suoi film occupandosi direttamente della sceneggiatura (è una persona colta, laureata in Architettura), del coordinamento degli stuntmen (grazie ad un passato da attore nelle pellicole del padre, Marino Girolami, e da sportivo, essendo stato pugile) e del montaggio.
Ancora oggi, in tempi di computer-grafica, la scena in cui Fabio Testi rotola con la sua auto nella scarpata in Il grande racket viene studiata per capirne la genesi (che Castellari non ha mai svelato).
Ama dirigere gli attori con cui è legato da amicizia (come Romano Puppo, Giancarlo Prete, Franco Nero, Massimo Vanni, …).
E' stato attivo in tutti i generi, come il western (Keoma), bellico (Quel maledetto treno blindato), thriller (E tanta paura, L’ultimo squalo, Il cacciatore di squali), postatomico (1990: i guerrieri del Bronx, Fuga dal Bronx).
Senza di lui la nostra cinematografia non avrebbe avuto film d’azione ma solo le solite commedie esistenziali pseudointellettuali girate in appartamenti di 70 metri quadri.

Franco Nero L'attore più rappresentativo del cinema italiano del decennio.
La bella presenza ed i tratti "anglosassoni" (biondo ed occhi azzurri) ne fecero l'interprete ideale di spaghetti western (uno su tutti Django).
Tuttavia le ottime doti recitative lo resero anche protagonista, insieme a Gian Maria Volontè, di quella stagione civilmente impegnata del nostro cinema, coincidente con la prima metà del decennio (Il giorno della civetta, Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica, L'istruttoria è chiusa: dimentichi, Il delitto Matteotti, Corruzione al palazzo di giustizia, ecc.).
Un icona del cinema italiano.

Orso Maria Guerrini Ottimo attore teatrale (tra i tanti lavori anche “Il giorno della civetta”), oltre che doppiatore, in gioventù campione di sollevamento pesi. E' stato protagonista di tanti sceneggiati televisivi (E le stelle stanno a guardare, Jack London, Murat – generale napoleonico, Il fauno di marmo, L’amante dell’Orsa maggiore) ha interpretato il ruolo del campione di tiro al piattello ne “Il grande racket”, ed ha preso parte (uno dei pochi italiani, insieme a Giancarlo Prete ed a Gianni Garko) ad una puntata di Spazio 1999, in particolare “Il testamento degli Arcadi” (trasmessa in Italia il 9 gennaio 1977). ì
Giancarlo Prete Nato nel 1943, fu ottimo atleta di lotta greco-romana prima di  passare al cinema, inizialmente come controfigura grazie all’amico Enzo G. Castellari, all’epoca coordinatore degli stuntman, per il quale sarà poi splendido coprotagonista di Franco Nero ne “Il cittadino si ribella”, nel ruolo del ladruncolo Tommy.
È spesso presente nei titoli del maestro Castellari, regista che amava girare utilizzando un gruppo di attori amici (tra i quali anche Franco Nero, Romano Puppo e Massimo Vanni). Fu protagonista di una delle più belle puntate di Spazio 1999, “Fantasma su Alpha” (trasmessa il 24 ottobre 1976). Ci ha lasciato prematuramente nel 2001.

Frank Wolf Attore americano nato nel 1928, fu  molto attivo nel genere western negli anni 60 (compare anche in “C’era una volta il west”) e nel thriller e nel poliziesco agli inizi dei 70 (Milano Calibro 9, La morte risale a ieri sera, La morte cammina con i tacchi alti, Gli occhi freddi della paura). Nel 1971, anno in cui si tolse la vita a causa della depressione, aveva già girato ben 4 film (tra i quali il capolavoro Milano Calibro 9, uscito nelle sale nel 1972, di cui non potè condividere il successo).
Per questo suo memorabile ruolo lo inserisco nella sezione polizieschi anziché thriller.

Romano Puppo Stuntman (controfigura, ad esempio, in “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo” di Clint Eastwood, nel quale lavorava come controfigura anche il suo amico Fabio Testi) ed attore (“Il cittadino si ribella”, “Il grande racket”).
Molto alto di statura e dal fisico possente, è stato uno degli attori quasi sempre presenti nei films del maestro Enzo G. Castellari. Morì nel 1994.

Renzo Palmer Il suo vero nome era Lorenzo Bigatti (Palmer era il cognome della madre Kiki, attrice).
È stato anche un grande doppiatore (Anthony Quinn, ad esempio), anche se noi teledipendenti anni 70 lo ricordiamo per aver doppiato Braccobaldo ed il leone Svicolone.
Attivo soprattutto nel genere poliziesco (Il cittadino si ribella, Perché si uccide un magistrato, Vai gorilla, Il grande racket, La legge violenta della squadra anticrimine, Il cinico, l’infame, il violento). È morto nel 1988.

Claudio Cassinelli Fisico atletico, sguardo magnetico e leggera inflessione emiliana, era figlio di un noto cantante lirico. Ottimo attore, prese parte anche a sceneggiati televisivi come A come Andromeda ed Esp. Attivo soprattutto nel poliziesco (La polizia chiede aiuto, La polizia ha le mani legate, Il trucido e lo sbirro e, soprattutto, il bellissimo Diamanti sporchi di sangue) morì nel 1985 in un incidente su un set del film Vendetta dal futuro di S. Martino: l’elicottero su cui era si schiantò al suolo.
Luciano Catenacci E' stato uno dei più noti e talentuosi caratteristi del genere poliziesco, nel quale ha sempre interpretato tipi loschi e spietati. Memorabile il ruolo del boss Lomunno in “Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica” di Damiani, 1971.
Morì nel 1990.

Mario Adorf Ci sono sardi che per una carriera fanno finta di essere siciliani, come accadde a Tiberio Murgia... e ci sono svizzeri a cui capita lo stesso. In realtà il padre era italiano, e la lingua italiana lo aiuterà sicuramente nella sua lunghissima carriera all'ombra dello stivale.
Attore dotato tecnicamente nonché di grande presenza scenica (spesso fa la parte dello scagnozzo del boss o del picchiatore).
Nel 1971 Fernando Di Leo gli affida il ruolo di Rocco Musco nel suo Nilano calibro 9. Questa interpretazione (soprattutto gli ultimi minuti del film, nei quali Adorf scarica la sua rabbia ferina) gli assicurera il ruolo da protagonista nel successivo film del regista (
La mala ordina) e lo consegna al mito poliziesco.

Nello Pazzafini Gigantesco e con una faccia che poteva assicurargli esclusivamente ruoli da "cattivo", ha attraversato l'intero cinema di genere italiano, dai peplum agli spaghetti western, dal poliziottesco alla commedia all'italiana (la sua interpretazione più famosa è stata in Fantozzi), sia come stunt-man che come caratterista.
E' morto nel 1996.

John Saxon Di origini italiane (il suo cognome è Orrico), ha avuto tre carriere cinematografiche diverse: la prima come promessa del cinema hollywoodiano in pellicole di grandi registi come Edwards, Minnelli, Huston o Furie, la seconda in Italia come protagonista di pellicole western e soprattutto poliziesche, la terza come star di telefilms americani come "L'uomo da sei milioni di dollari" o "La donna bionica".
Henry Silva Faccia scolpita nella pietra, ideale per ricoprire ruoli da gelido assassino (come ne "Il Boss") o poliziotto tutto d'un pezzo (come in "Milano odia: la polizia non può sparare"), prima di giungere in Italia aveva lavorato con registi del calibro di Kazan, Zinnemann, Frankenheimer e Corman (oltre a comparire in un episodio della serie "Alfred Hitchcock presenta").
Omero Capanna Quando guardate un cowboy cadere da cavallo oppure un pirata lanciarsi dalle vele di una nave, probabilmente state assistendo ad una delle tante acrobazie di Omero Capanna, lo stunt-man più famoso del cinema italiano.
Figlio d'arte (il padre era stunt-man in Ben Hur), è il primo personaggio a comparire nel capolavoro di Fernando di Leo Milano calibro 9.
Attivissimo in oltre quarant'anni di attività, divisa tra peplum, cappa e spada, polizieschi, commedie, fiction televisive e colossal americani (Il Padrino parte III, Gangs of New York, The Passion), lo ricordiamo affettuosamente in una delle scene più divertenti di Altrimenti ci arrabbiamo (e del cinema italiano),  ambientata nella palestra. Ci ha lasciato nel 2003.
Il figlio gli ha dedicato uno splendido sito, toccante omaggio ad un grande del cinema italiano.

Massimo Vanni A differenza di quasi tutti gli altri stunt-man è riuscito ad ottenere visibilità anche come caratterista e coprotagonista (è il brigadiere Gargiulo della serie di film con protagonistra Nico Giraldi in arte Tomas Milian).
Fa parte del gruppo di attori-amici cui il maestro Enzo G. Castellari ricorreva per i propri films (Nero, Puppo, Prete).

Giovanni Cianfriglia Se il cinema degli Ercole, dei Maciste e dei Sansone ha avuto tanto successo negli anni sessanta lo si deve alla controfigura di Steve Reeves e Gordon Scott, ossia Giovanni Cianfriglia da Anzio.
Questo atleta (un passato da nuotatore e pugile) otterrà in seguito anche dei ruoli in film western, spionaggio e supereroi (è lui l'intreprete mascherato di Superargo), sotto lo pseudonimo di Ken Wood.
E' il capo della banda di teppisti ne "Il grande racket" di Enzo G. Castellari.

Laura Belli
Tipica bellezza mediterranea, è stata una delle poche donne aventi parti di un certo rilievo in pellicole poliziottesche, piccoli ruoli nei quali è riuscita, comunque, ad evidenziare le ottime doti recitative che ne hanno fatto una delle attrici più utilizzate dal cinema e, sopratturro, dalla televisione degli anni settanta (Il segno del comando, Lungo il fiume e sull'acqua, Ho incontrato un'ombra, Gamma).   
Delia Boccardo Divenuta famosa con Per grazia ricevuta del 1971, prima prova da regista di Nino Manfredi, partecipa a tre film polizieschi, tutti ottimi: La polizia incrimina, la legge assolve, Il poliziotto è marcio e La polizia accusa: il servizio segreto uccide (ma anche al buon thriller Un fiocco nero per Deborah).
Dotata di una bellezza acqua e sapone presta il suo fresco volto anche a seguitissimi sceneggiati Rai come L'enigma delle due sorelle e Come un uragano.


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